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ALTAVIA N° 2
180 km - 23000 metri di dislivello
>
> Abbiamo preparato il "Manuale
ALTAVIA N° 2", davvero tutto ma proprio tutto quello che
bisogna sapere per affrontare con successo questa leggendaria camminata.
> Partecipanti: Marco, Matteo,
Silvia, Fabio (*), Gianluca (*)
(*) Non sono cugini dei viaggiatori
> Data di partenza e arrivo: 30/07/06 - 11/08/06 ----------------
13 giorni
Per affrontare questa esperienza, affidatevi (soprattutto)
a questo sito e per informazioni dettagliate sulle singole tappe, al libretto
reperibile nell'ufficio turistico di Feltre o di Bressanone.
Versione Pdf del libretto - guida sull'Altavia delle Leggende >> 
Percorso -
Mappa dell'Altavia
delle Leggende >> 
INDIRIZZI UTILI:
| Partenza |
Bressanone
- Valcroce ore 16.15 |
Arrivo |
Rifugio
Città di Bressanone - Plöse-Hütte ore 17.40 |
Dislivello positivo |
+
435 |
Dislivello negativo |
0 |
Ore di camminata |
I e venticinque |
Lunghezza percorso |
2 Km da
Valcroce |
Dopo
un lungo viaggio in treno, sgranocchiando noccioline, arriviamo a Bressanone
verso le 14.00.
Sarà il fatto che erano le due di domenica, ma nessuno è
venuto ad accoglierci, anzi, tutto era chiuso, dalle corriere, ai ristoranti,
al centro informazioni turistiche (a parte la sezione alberghi...).
L'unica cosa rimasta da fare, è stata quella di prendere un taxi
(pullmino) che con 50 euro in tutto ci ha portato a Valcroce, attacco
del sentiero dell'Altavia n°2, meglio conosciuta come "Altavia
delle Leggende"... ancora ora non abbiamo capito il perchè
di tale nome... :-)
Dopo una breve camminata, ottima come riscaldamento per
il primo giorno, si arriva comodamente al rifugio adibito a stazione sciistica
invernale.
La sera e la cena si sono svolte tranquillamente tra
il bel panorama e una doccia calda di 4 minuti.
I problemi iniziano la notte: Matteo cade
dal letto a castello (secondo piano)...
Nella sfortuna della caduta è ancora andata bene:
non ci ha svegliati.
Dopo qualche minuto di svenimento, è risalito silenziosamente a
letto. La mattina ci ha dato la brutta notizia: mal di testa, male alla
spalla e al ginocchio sinistro.
E' in questo rifugio che abbiamo avuto il primo contatto
con un camminatore alquanto imperscrutabile: il "serial
killer"!
| Partenza |
Rifugio Città di Bressanone ore 08.10 |
Arrivo |
Rifugio Genova - Schlüterhütte ore 13.50 |
Dislivello positivo |
+
500 m |
Dislivello negativo |
- 650 m |
Ore di camminata |
V
e quaranta |
Lunghezza percorso |
15 Km |
Nonostante
le vicissitudini notturne, alle 6.00 ci siamo alzati. Al rifugio dormivano
tutti, perchè la colazione viene servita dalle 7.30, quindi ci
siamo dovuti calare dalla finestra (perchè la porta la tengono
chiusa) per poter scaldare il latte. Dopo la colazione siamo partiti.
Questa è stata la giornata più semplice
e divertente, anche se non poco faticosa. Merito della giornata soleggiata
e del würstel, patatine e boccale di birra presi in rifugio.
Dopo questo lauto pranzo abbiamo sfruttato in posizione supina il morbido
prato situato davanti al rifugio.
Per fortuna solo dopo cena è arrivato il temporale.
Le previsioni meteo date dal rifugio sono molto professionali:
"più o meno come oggi" (...)
| Partenza |
Rifugio Genova - Schlüterhütte ore 07.20 |
Arrivo |
Rifugio Pùez - Pùezhütte ore 13.14 |
Dislivello positivo |
+ 850 m |
Dislivello negativo |
- 670 m |
Ore di camminata |
V
e cinquantaquattro |
Lunghezza percorso |
15 Km |
Sveglia
alle 5.00: pioggia, così rimandiamo la partenza alle 6.00: pioggia.
Per evitare di bagnarci consumiamo una colazione fredda: biscotti e acqua.
Alla partenza fortunatamente smette di piovere, ma per tutto il giorno
rimane la nebbia.
Per la prima salita ci abbiamo impiegato 20 minuti,
con in cima l'accoglienza di vento, pioggia e corvi.
Alle 10.50 arrivo alla seconda salita.
Percorso piuttosto lungo, soprattutto dopo le due salite principali, quando
si pensa che ormai il rifugio sia "dietro la curva". Da non
lasciarsi ingannare quando si intravede la bandiere in lontananza: il
rifugio fortunatamente si trova prima, dietro il vecchio rifugio.
Dopo un pranzo non eccezionale, ceniamo con i nostri
viveri all'aperto e andiamo a dormire in camerata.
Altre previsioni poco attendibili: "peggio di oggi"
(P.S.: ved. 4°giorno).
P.S.: un momento particolarmene divertente è stato
quello di vedere i boy-scout in pantaloncini corti, sotto la pioggia,
dalla finestra del rifugio!!
| Partenza |
Rifugio Pùez - Pùezhütte ore 07.00 |
Arrivo |
Rifugio
"Franco Cavazza" al Pisciadù ore 13.20 |
Dislivello positivo |
+ 570 m |
Dislivello negativo |
- 460 m |
Ore di camminata |
V
e trentacinque |
|
Lunghezza percorso |
10 Km |
Sveglia
alle 5.00: nuvolo, 5°C, vento. Fortunatamente alla partenza esce un
po' di sole.
Dal rifugio si prende il sentiero in leggera discesa,
che passa sotto la bandiera e poi prosegue in un vasto altipiano lunare
dove si incontrano campeggisti e pecore italiane e francesi, ben distinte
fra loro dall'evidente bandiera che portano sul dorso.
Attraversata la valle passando dall'alto fino ad arrivare
sul dorso della montagna opposta al rifugio, si inizia la discesa verso
Passo Gardena.
Alle 10.00 arrivo al Passo Gardena, con fermata di mezz'ora
per comprare uno spazzolino da denti per Matteo e un burrocacao.
Per poter arrivare al rifugio bisogna risalire l'unica
vera via ferrata dell'Altavia n°2: divertente.
Arrivo in cima con 17°C: inizialmente era prevista
una gitarella dopo pranzo a vedere la famosa "Ferrata Tridentina",
ed era stato proposto di provarne un pezzo (come i veri alpinisti che
non perdono un pomeriggio neanche se sono arrivati) ... risultato: abbiamo
ammirato l'arrivo della ferrata comodamente seduti sulle rocce a sfruttare
al massimo il poco sole che è uscito per permetterci di fare alcune
foto...
Per finire la giornata cena sotto la grandine, cercando di riparare al
meglio la nostra pentola con un paravento di lamiera improvvisato...
Anche qui manca il bollettino meteo (che sarebbe obbligatorio):
le previsioni di brutto tempo ci vengono purtroppo date giuste.
| Partenza |
Rifugio Pisciadù ore 07.50 |
Arrivo |
Rifugio Castiglioni alla Marmolada ore 16.55 |
Dislivello positivo |
+
750 m |
Dislivello negativo |
- 1280
m |
Ore di camminata |
IX
inclusi pranzi |
Lunghezza percorso |
19 Km |
Sveglia
alle 5.00, sotto una fitta pioggia accompagnata da una nebbia che non
rassicurava affatto.
Dopo la colazione (sempre con paravento di lamiera) partiamo attrezzati
come meglio potevamo (meglio in casi come questi utilizzare una buona
mantellina sopra la giacca, per non pentirsene quando è troppo
tardi, come è stato sperimentato da Gianluca...).
Dopo un bel tratto di ferrata che è diventato più torrentismo
che altro, siamo arrivati sul pianoro più alto di tutta l'Altavia:
giusto in tempo per trovarci nel bel mezzo di una tormenta di neve...
Così, se eravamo riusciti ad arrivare in cima lavandoci solo gambe
e braccia, il vento è riuscito ad allagare anche i nostri scarponi...
fortunatamente c'era il rifugio Boè che ci ha dato un po' di sollievo:
vedendo arrivare 5 pupazzi di neve sono venuti perfino ad aprirci la porta!!!
Dopo una cioccolata calda ristoratrice (e un punch alle dieci di mattina
per qualcun'altro...) riprendiamo il cammino fino al Rifugio Forcella
Pordòi, dove abbiamo cominciato una RAPIDA discesa fino al Passo
Pordòi, a 2239 m, dove FINALMENTE pioveva!
Da qui abbiamo ricominciato la salita, con programma una fermata al Rifugio
Sass Becè per pranzare; purtroppo abbiamo "bruciato"
i tempi che davano sui cartelli, così abbiamo superato il Rifugio
(con pizzeria inclusa) e preso il Vièl dal Pan: ottimo sentiero
da percorrere affamati e fradici...
Fortunatamente c'era un altro rifugio, la Baita Fredarola dove ci siamo
rifocillati e riscaldati in tempo per affrontare una nuova tormenta di
neve...
Dopo essere tornati nelle condizioni della mattina, è finalmente
uscito un po' di sole quando eravamo già in vista del rifugio,
per cui ne abbiamo approfittato per fare una doccia (lunga perchè
senza gettoni) e il bucato.
Al rifugio, essendo un alberghetto, abbiamo deciso all'unanimità
di fermarci con la mezza pensione, per riprenderci dalle fatiche della
giornata...e, con la cena abbondante che non siamo riusciti a finire (intesa
la verdura, perchè il resto è finito tutto) e la colazione
a buffet, siamo ripartiti con il morale ricaricato.
Inoltre, è stato uno dei pochi rifugi con il bollettino
e che ci ha azzeccato; lato positivo, nonostante le brutte notizie: variabile
con probabilità del 20 - 40% di pioggia al mattino, infatti...
Frase del giorno: "Non è pioggia, è
solo acqua bagnata!" Matteo (Baita Fredarola: seconda tormenta di
neve)
| Partenza |
Rifugio Castiglioni alla Marmolada ore 10.10 |
Arrivo |
Rifugio Miralago al Passo San Pellegrino ore 18.00 |
Dislivello positivo |
+
1100 m |
Dislivello negativo |
- 1200
m |
Ore di camminata |
VIII
con calma |
Lunghezza percorso |
9 + 16
Km |
Sveglia
alle 7.00, per avere il tempo necessario di consumare tranquillamente
la colazione a buffet. Per un equivoco con la proprietaria del rifugio,
anzichè partire alle 9.05, siamo partiti alle 9.50, ora di passaggio
della corriera che permette di evitare una lunga e noiosa camminata sull'asfalto
sotto la pioggia.
Sosta a Malga Ciapela per comprare pantaloni impermeabili
(le ultime paia rimaste).
Durante la salita il primo infortunio tocca al più
giovane: tendine di Achille di Gianluca infiammato.
Stringendo i denti, ma soprattutto (certo, come no...) aiutato dal supporto
morale dei suoi fidati compagni di viaggio, si riesce a proseguire.
Partiti alle 12.00, siamo arrivati al Rifugio Miralago
dove, dopo la cena, ci siamo concessi un dolce nel rifugio, accompagnato
da un punch, perchè il genepìn non è conosciuto da:
barista, cameriera e proprietario (?!?).
Infine un'altra doccia bella lunga prima di andare a dormire.
Un altro rifugio con bollettino meteo: schiarite con
probabilità di pioggia del 30 - 50% (corrette).
| Partenza |
Rifugio Miralago al Passo San Pellegrino ore 09.00 |
Arrivo |
Rifugio "Volpi" al Mulàz ore 17.00 |
Dislivello positivo |
+
1100 m |
Dislivello negativo |
- 500 m |
Ore di camminata |
in teoria VII, sbagliando strada VIII |
Lunghezza percorso |
14 Km |
Decidiamo
di svegliarci alle 6.00 perchè il rifugio non apre prima delle
6.45, ma non c'è il rischio di essere in anticipo: ormai prima
delle due ore non siamo pronti...
Dopo la nostra solita colazione, riusciamo a partire:
dopo un breve tratto su asfalto, arriviamo alla seggiovia, dove parte
la pista di discesa rossa che bisogna seguire fino in cima.
A metà salita ci accorgiamo di aver dimenticato
di restituire le chiavi della camera all'albergo... dopo circa due ore
che seguiamo una strada sterrata ci accorgiamo che non stiamo seguendo
una pista da sci, e che abbiamo sbagliato strada... ma dopo poco riusciamo
a ricollegarci alla pista proprio nel punto dove inizia il punto più
ripido: qui incontriamo per la prima volta le tre "androidi
inglesi", che, nonostante siano più riposate
per aver seguito la giusta strada più corta, le bruciamo in salita,
per poi essere superati in cima dove ci siamo fermati per ammirare il
panorama.
Dopo
la breve sosta, riprendiamo il cammino lungo una stradina mal segnalata,
infatti è solo arrivati al Rifugio Laresèi che ci accorgiamo
di aver di nuovo seguito la strada anzichè tagliare per il sentiero;
ed è sempre al rifugio che vediamo che al bivio che si trova all'altezza
del lago dovevamo girare a destra anzichè salire. Comunque, dopo
una ripida discesa per il prato, riprendiamo il sentiero e riusciamo finalmente
a non perderlo più di vista!
Dopo la comoda camminata sulla stradina, si raggiunge
Malga Pradazzo, per poi iniziare una lunga salita fino ad un laghetto
sulle cui rive si dice ci sia una colonia di marmotte (essendo sabato,
c'erano troppi escursionisti per poterle vedere). Qui ha fatto poche gocce,
per poi lasciarci proseguire fino al cartello che indicava il rifugio
Mùlaz distante circa 45 minuti. Memori dei tempi bruciati del 5°
giorno, abbiamo proseguito tranquillamente aspettandoci il rifugio dietro
l'altopiano... miraggio che non si è avverato.
Durante questa "breve camminata", abbiamo
innanzitutto scollinato, poi attraversato una pietraia, e poi ammirato
uno stambecco a distanza ravvicinata, ferito ad una zampa. Abbiamo attraversato
la valle, e poi è cominciata la vera salita attrezzata, ma prima
abbiamo dovuto lasciar passare una famiglia, che ci ha consigliato, inutilmente,
di indossare gli imbraghi.
Finito il tratto attrezzato, la salita continua su un
sentiero roccioso, fin quando non appare improvviso il rifugio: uno dei
più belli e "veri" rifugi di tutta l'Altavia (non era
la stanchezza!).
A causa dell'altitudine (2571 m) e di un infortunio al menisco
del ginocchio di Fabio, ci siamo concessi la mezza pensione saltando
la doccia per il troppo freddo.
| Partenza |
Rifugio "Volpi" al Mulàz ore 09.00 |
Arrivo |
Rifugio "Pedrotti" alla Rosetta ore 18.00 |
Dislivello positivo |
+
760 m |
Dislivello negativo |
- 750 m |
Ore di camminata |
IX con lungo pranzo |
Lunghezza percorso |
8 Km |
Come
deciso la sera prima, causa brutto tempo e mancanza di corda e ramponi,
dobbiamo accontentarci di vedere l'attacco del Sentiero delle Farangole
dal basso, e di proseguire per la nostra variante, non meno faticosa per
le ginocchia a causa della lunga discesa a tornanti, e per le spalle a
causa della stradina di 18 tornanti che portano alla Baita Segantini,
ottimo posto per fermarsi a pranzare, se non fosse saltato a causa della
troppa gente! Ma di domenica e in un rifugio servito da strada e corriera,
ce lo dovevamo aspettare!
Quindi optiamo per proseguire e programmiamo di fermarci
alla Malga Fosse, che, secondo la guida, offre ristoro.
Dopo la strada sterrata servita da pullman, si passa sulla Statale, che
si può tagliare attraverso scorciatoie che sono segnate dalla cartina
ma non esistono sul terreno.
Arrivati finalmente alla Malga, possiamo notare che siamo
arrivati in ritardo, ma di alcuni anni: devono averla abbandonata parecchio
tempo fa, e al suo posto hanno costruito una stalla.
Rimandando il nostro pranzo al Rifugio successivo, proseguiamo su un sentiero
che avrebbe dovuto essere corto, ma che si rivela come il settimo giorno:
piena di maledizioni per ginocchia, tendini, spalle, ecc...
Finalmente giunti al Rifugio Malga Pala, intravediamo la funivia poco
lontano, e decidiamo di fare ancora uno sforzo per raggiungerla e pranzare
là.

Ottima scelta, anche se, a causa della cucina chiusa
abbiamo dovuto scegliere fra un tagliere e un panino. Optato per il primo,
ci facciamo servire un tagliere lungo più di mezzo metro ricoperto
di salumi vari, formaggi, mostarda, pomodori secchi e funghi sott'olio,
alcune fette di torta di nocciole e alcuni rametti di pino.
Sotto lo sguardo esterefatto del cuoco e delle cameriere, finiamo tutto
in pochi minuti (compresi i rametti di pino); per finire un ottimo dolce!
Purtroppo non abbiamo contato che, pranzando alle quattro del pomeriggio,
saremmo arrivati al rifugio giusto in tempo per cenare con la mezza pensione...
così per la prima e unica volta non siamo riusciti a finire la
cena!
Rifugio: doccia: 5 euro... saltata (e due!), ospiti ce
n'erano tanti, infatti il rifugio durante la cena era pieno, peccato che
la maggior parte era salita per fare la fiaccolata a scendere dopo cena.
| Partenza |
Rifugio "Pedrotti" alla Rosetta ore 07.30 |
Arrivo |
Rifugio Treviso ore 18.30 (15.00 la variante) |
Dislivello positivo |
+
720 m |
Dislivello negativo |
- 1600
m |
Ore di camminata |
XI (VII la variante) |
Lunghezza percorso |
14 Km |
Nonostante
la colazione al rifugio, siamo stati fra i primi ad alzarci e a partire,
anche se un gruppo di italiani ci ha raggiunto poco dopo.
La giornata inizia con un comodo, anche se freddo, sentiero pianeggiante,
subito seguito da una discesa a zigzag su pietraia, non più di
tanto impressionante.
Finito il tratto di pietraia (che comprende anche un ponticello), si raggiunge
un tratto di verde, dove il lieve calore del sole mattutino viene annientato
dal vento gelido!
Passato questo prato, che è anche la base di chi
vuole arrampicare, ci si ritrova davanti alla ferrata e al cartello che
impone l'uso dell'imbrago.
Da bravi italiani diligenti non ce lo facciamo ripetere due volte, e sostiamo
per attrezzarci.
Finito il sentiero scavato nella montagna, inizia una divertente salita
sulla roccia senza sentiero tracciato, ma comunque ben segnalata, che
porta al Rifugio Pradidàli.
Qui ci dividiamo a causa del problema al ginocchio sopra
citato.
Il sentiero dell'Altavia si dirige alla sinistra del
rifugio, passa intorno al laghetto, e si inerpica su per la montagna.
Dopo un sentiero fattibile, si raggiunge una terrazza detritica, dove
il sentiero ufficiale prosegue verso destra, ma volendo probabilmente
si può aggirare a sinistra.
Proseguendo sul sentiero, si raggiunge un canalone che, dopo il primo
tratto, si divide: a sinistra prende un sentiero che visto dal canalone
può sembrare esposto, a destra si continua per il canalone. Se
volete un po' di adrenalina, consigliamo la seconda possibilità,
che sarà anche facile normalmente, come affermato dalla guida,
ma non è poi così sicuro e affidabile quando è nevicato
solo il giorno prima...
Superato questo tratto (consigliamo il caschetto), si
prosegue ancora per un pezzo di salita, fino ad arrivare ad una forcella,
da cui si gode un'ottima panoramica (finalmente dopo giorni e giorni di
nebbia!!).
Dopo
inizia la discesa su pietra, con brevi tratti su neve.
Quando si arriva all'erba, fate attenzione ai resti dell'aereo caduto
nel 1957 (aereo americano, da docici posti, si è schiantato sulla
montagna), perchè non si notano bene: sono sparsi per tutta la
montagna: sopra il sentiero c'è un ammortizzatore del carrello,
un motore e una delle tre eliche, inoltre c'è una parte in cui
è bruciato qualcosa; scendendo si trova l'altro motore, e vicino
al Bivacco "Carlo Minazio" c'è la targa con alcuni resti,
fra cui la mitragliatrice.
Dopo aver perso un bel po' di tempo con l'aereo, e a prendere il sole
a 2300 m, riprendiamo il cammino, ci fermiamo al bivacco a parlare con
due alpinisti italiani che chiedono informazioni sull'Altavia, infine
iniziamo la fatidica discesa.
Intanto accendiamo la radiolina (molto comode in questi casi) per contattare
il nostro compagno, che ci informa che è già arrivato e
che ci aspetta una bella discesa prima di arrivare al rifugio, mentre
lui ci aspetta prendendo il sole davanti ad una birra fredda...
Scendendo, ci accorgiamo di essere braccati dalle tre
inglesi, che in discesa sono imbattibili, ma facilmente distaccabili nei
tratti tecnici, dove riuscivamo a tenerle dietro!
Nonostante ciò, a metà discesa le abbiamo fatte passare
(ci hanno passato!) e ci siamo riposati qualche minuto. Dopo la discesa
massacrante per le povere ginocchia, si entra in una pineta, e dopo qualche
tornante, si trova il cartello che indica il rifugio: neanche 15 minuti
e si arriva in cima.
In mezzo alla pineta, su uno spiazzo che porta alla
base di una ferrata (per alpinisti esperti), si trova il Rifugio Treviso:
ben attrezzato, anche se non sa proprio di rifugio, avendo porte ignifughe
ed essendo praticamente nuovo (nulla a che vedere con il rifugio Mùlaz,
più "montanaro"!).
Nonostante sia quasi nuovo, abbiamo avuto la sfortuna di trovare la doccia
rotta.
Se avete scelto la variante, iniziate a scendere per
un ripido zigzag, fino a scendere a valle, molto suggestivo come panorama
e probabilmente più corto di più di un'ora dell'altro, nonostante
l'affermazione della guida...
Frase del giorno: "Il tempo passa, la discesa scende,
ma il rifugio è sempre lì" Matteo (durante la discesa
dopo il bivacco "Carlo Minazio")
Rifugio: doccia rotta...(ops!)
| Partenza |
Rifugio Treviso ore 08.35 |
Arrivo |
Rifugio Cerèda al Passo Cerèda ore 15.00 |
Dislivello positivo |
+
1150 m |
Dislivello negativo |
- 900 m |
Ore di camminata |
VI e mezza |
Lunghezza percorso |
10 Km |
Ci
svegliamo presto, ma tra una chiacchierata e l'altra partiamo alle 8.30.
Il percorso è lungo ma tranquillo: si risale un canalone per arrivare
alla Forcella d'Oltro (prima delle inglesi!).
Dopo una breve discesa si inizia a percorrere un sentiero "di costa",
per poi intraprendere una lunga ma spettacolare discesa.
Alla base del sentiero si incontra una stradicciola bianca che conduce
al Rifugio-Albergo-Pensione Cerèda.
Altamente consigliato far la mezza pensione perchè
il servizio è ottimo!
Finalmente dopo quattro giorni riusciamo a farci una doccia come si deve,
cioè senza gettoni!!
| Partenza |
Rifugio Cerèda al Passo Cerèda ore 09.00 |
Arrivo |
Rifugio "Bruno Boz" ore 18.00 |
Dislivello positivo |
+
1200 m |
Dislivello negativo |
- 600 m |
Ore di camminata |
IX causa temporale |
Lunghezza percorso |
14 Km |
Da
come era andata la cena la sera precedente, ci aspettavamo una colazione
a buffet, ma i cestini di pane e marmellata arrivavano su richiesta.
Abbastanza tardi riusciamo a partire: dopo un breve tratto
su asfalto s'intraprende un sentierino su per il bosco (mal segnato) per
poi risalire il letto di un torrente (in secca), e arrivare all'attacco
del "sentiero per alpinista esperti".
Tale sentiero è l'instabilità in persona: ogni pietra a
cui ci si aggrappa si stacca dalla montagna. Con molta attenzione, un
caschetto e fatica, arriviamo in cima.
Dopo una mezz'ora di sosta al "sole", scendiamo
verso il bivacco Feltre-Walter Bodo, dove inizia il temporale.
Decidiamo di proseguire comunque, tenendo sotto controllo i lampi e i
tuoni per capire come progrediva il temporale.
Siamo talmente presi da questo compito, che nel momento in cui Fabio scatta
una fotografia a Silvia, il flash che segue fa scattare in allarme Gianluca:
dopo essersi velocemente guardato attorno, inizia a contare i secondi
che separano il flash appena visto dall'imminente tuono! Dopo un attimo
di esitazione nel capire quel che stava facendo, scoppiamo in una fragorosa
risata!
Dopo un'ennesima camminata bagnata, arriviamo al Rifugio
Boz, dove ci aspetta un'altra mezza pensione.
Finalmente un vero rifugio! Ambiente famigliare, camino
acceso in mezzo alla stanza e ottima cucina.
Da provare la "Melina" (scoprite voi cos'è!).
| Partenza |
Rifugio "Bruno Boz" ore 07.30 |
Arrivo |
Rifugio dal Piaz ore 14.10 |
Dislivello positivo |
+
900 m |
Dislivello negativo |
- 650 m |
Ore di camminata |
VI e quaranta |
Lunghezza percorso |
15 Km |
Brevemente
si arriva al Passo Fenestra, da cui parte un sentiero in cresta molto
stretto su cui bisogna prestare attenzione.
La nebbia della Pianura Veneta si fa vedere, quindi buona parte del restante
percorso si fa alla cieca; brevi scorci nella nebbia permettono di ammirare
la Piazza del Diavolo.
Una stradina bianca porta all'ultimo valico dell'Altavia: il Passo delle
Vette Grandi, 1994 m. Oltre questo sorge il Rifugio "Giorgio Dal
Piaz".Immancabile una birra per festeggiare l'arrivo all'ultimo rifugio
accompagnata da fette di soppressa veneta!
Questo rifugio non è molto popolato: ci ritroviamo
noi cinque, le tre inglesi, e la famiglia di ristoratori.
| Partenza |
Rifugio dal Piaz ore 09.05 |
Arrivo |
Feltre sera |
Dislivello positivo |
+
0 m |
Dislivello negativo |
- 1670
m |
Ore di camminata |
V
|
Lunghezza percorso |
19 Km |
Sveglia
alle 7.00, che sono poi diventate le 7.30...
Partenza alle 9.00 perchè, essendo l'ultimo giorno,
ce la prendiamo comoda; inoltre pensavamo di fare solo un'ora di camminata
per poi prendere il bus navetta.
Arriviamo alle 11.00 a Croce d'Aune, poichè la
corriera passa solo alle 9.30 e alle 14.30, mossi dalla nostra etica alpinistica,
resuscitata dopo 13 giorni, ci rifiutiamo di chiamare il taxi, ci accingiamo
ad arrivare a Pedavena a piedi (9 Km su asfalto, ridotti a poco meno da
due generosi passaggi in auto e pickup!).
Alla fine, dei 1700 m di discesa su asfalto (il maggior dislivello di
tutta l'Altavia), arriviamo alla centenaria Birreria Pedavena, inutile
proseguire il racconto...

Arrivati a Feltre, andiamo direttamente all'ufficio turistico
per firmare il registro dei percorritori dell'Altavia n°2 e ritirare
le spille!!!
Ci ha stupito il fatto che negli ultimi anni ci sia stato
un calo delle persone che percorrono questo fantastico tracciato, che
consigliamo a chiunque: infatti non ci sono neanche 60 persone che terminano
l'Altavia n°2, pur considerando alcune persone (che abbiamo conosciuto)
che hanno bisogno di più di un anno
per completarla!!!
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