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PIZZO SAN MARTINO - Piemonte
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| Partenza e arrivo |
Vanzone San Carlo 600 m |
|---|---|
Mèta |
2733 m del Pizzo San Martino |
Dislivello positivo |
+
2133 |
Dislivello negativo |
- 2133 |
Ore di camminata |
X ore |
Finalmente raggiunta la vetta…
Un primo tentativo di ascesa venne effettuata nel 2008 da Silvia ed Alberto fallita per mancanza di tempo, per questa dell’agosto 2009, finalmente ben equipaggiati e con un grandissimo margine di tempo, i 2’733mt erano alla nostra portata.
Vetta su cui si celebra ogni 4 anni la festa di S. Martino (prossima scadenza nel 2012). La zona permette, grazie un grande spiazzo erboso, di campeggiare, con l’appoggio di un bivacco ben fornito grazie alla gente del posto che saltuariamente porta su delle cibarie come pasta e scatolette (roba che si conserva) e la possibilità di 6 posti letto, caminetto e cucina. Per i bivacchi si richiede sempre che, qualora venga utilizzato, si lasci almeno una mancia e inevitabilmente lasciare pulito alla partenza. Noi abbiamo scelto il vero spirito viaggicugini: Incuranti delle scomodità e del freddo, tenda e zaino in spalla con ognuno il proprio sacco a pelo.
La partenza è dal paese Vanzone con San Carlo (VB) a 600 mt. lungo la strada per andare a Macugnaga, per chi vuole maggiori indicazioni basta prendere l’autostrada dei laghi direzione Gravellona poi direzione Domodossola sulla SP33 per il Sempione, uscire a Piedimulera; il sentiero è sempre in ottime condizioni dati gli alpeggi soprastanti, e anche ben segnalato.
Per chi vuole come noi farlo in due tappe conviene fare un piccolo sforzo e raggiungere il rifugio Lamé (2’200 mt.) che ha preso il nome dal lago a fianco. Questo punto sarà per noi il campo base, ci vogliono 4’30 h da Vanzone, mentre per la vetta ne occorrono 6. Al pianoro si incontra il laghetto poco profondo che scaldandosi da la possibilità di lavarsi nei ruscelli sottostanti.
Durante la risalita si passano più alpeggi, 3 di questi garantiscono almeno una fontana, quindi con opportunità di rifornirsi d’acqua. L’ultimo è quello dell’Asinello (1900 mt.) dove finisce anche il bosco: fino in cima è tutto prato e roccia. I tempi di percorrenza sono confermati nelle 6 ore con tutte le dovute pause, per chi vuole andare su scarico e in giornata può tranquillamente farlo cercando magari di battere il record di 1h’30 circa (!!).
I punti “difficili” a seconda del proprio allenamento sono il primo tratto che contano 3 ore di camminata, che per la geografia della valle, è molto inclinata che da uno strappo non indifferente iniziale, con molti gradini e molti zig zag che metteranno a dura prova le gambe, soprattutto nel ritorno.
Il tratto centrale è un normale sentiero in salita costante fino al bivacco tra rocce e prati; dal rifugio al passo che scende poi in val Antrona è una radura in leggera salita, non c’è un sentiero vero e proprio, per cui si deve solo puntare ai numerosi segni sulle rocce (impossibile perdersi). Giunti sulla cresta puntate verso il pizzo davanti a voi: si inizieranno ad intravedere tutti i segnali di percorrenza; il primo tratto è quasi lastricato, si attraversa una tranquilla pietraia quasi in piano che costeggia la vetta.
Quando incontrerete la prima corda fissa inizia il percorso un po’ più difficile e pericoloso perché è il tratto più esposto, ma fattibile anche senza attrezzatura: i punti con la corda sono solo 4 piccoli tratti, basta far solo un po' di attenzione! Raggiungerete la croce in circa 20 min.: la cima è un piccolo spiazzo di pochi metri quadrati ma che vi permette di avere una visuale panoramica mozzafiato. Guardare giù e chiedersi “ma da dove cavolo siamo passati?!” è stata la nostra prima domanda la seconda “e mo per scendere?!” Una boccata di aria fresca e poi riportate la mente alla discesa fino a fondo valle per ben 5 ore!
Segnata come una delle migliori camminate della vallata sia dal punto panoramico che si può godere in cima, un intero 360° con l’intera catena del Rosa, sia per la soddisfazione che può dare l’intera camminata che conta più di 2000 mt di dislivello: è l’unica in tutta la valle ad avere un tale dislivello di percorrenza (se non si vuole affrontare la parete est del Rosa!).
La vetta ha anche una storia epica che risale già dal 1889: la croce sulla vetta che si può vedere solo dal rifugio Lamé o dalla Rausa (montagna opposta) era stata voluta dal Papa Leone XIII per richiamare gli alpini ad onorare i monti italiani in omaggio del Cristo Redentore all’alba del nuovo secolo; ci vollero 40 persone per portare a compimento l’impresa conclusasi nel 1902. La cima permette di avere la vista del Rosa ma anche delle città di Novara e Milano!
Peccato che non si vede la madunnina del dom! La nostra avventura ha poco rilievo rimane solo la immensa soddisfazione di aver beccato due giorni consecutivi veramente belli, cosa rara in montagna soprattutto da queste parti! È stata bella l’idea di portasi su due barbecue istantanei per fare una grigliata in allegria, peccato che si rischiava di saltare cena, dato il vento e l’altitudine che limitavano l’accensione della brace.. ma con un po’ di tenacia ci siamo riusciti anche perché si rischiava di mangiare carne cruda e non era l’ottimale!
Un po’ meno intelligente e più faticosa è stata l'idea di portarsi su rami e rametti secchi per un’ora e mezza di fuoco, che però sono serviti alla sera per scaldarsi e non rintanarsi subito nelle tende già alle 20’00. La zona è molto ventilata e quindi appena il sole tramonta il freddo è assicurato. Per le stelle era inevitabile ri-uscire dalle tende alle 23’00: finalmente un punto non disturbato dall’inquinamento luminoso!