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A SPASSO PER L’ETNA
Arrivare a Catania non è un grosso problema, in aereo si vola con Easy Jet a prezzi modici (con un po di pazienza si trovano voli a/r a 100 euro), si può arrivare in treno o con mezzi propri.
Catania è una bella città, viva, vivace e molto solare, i problemi sorgono però quando ci si deve avvicinare al Vulcano...

A quanto pare, c’è solo un pullman, l’ AST in partenza dalla stazione centrale che, con una corsa unica (3,80 euro), alle 8,30 del mattino, porta al rifugio Sapienza (35km circa) e ritorna alle 16.30 con arrivo in centrale verso le 18.15.
Oppure ci si deve affidare a tour organizzati e taxi che, a quanto pare vogliono un’ottantina di euro.
Io ho optato per l’opzione C, sono partito a piedi e dopo 9 ore ero al Sapienza (1900 m di dislivello).
Esperienza traumatica, la strada è una statale trafficatissima, senza marciapiedi ne confort alcuno.
Fino a Nicolosi ci si deve schiacciare contro i muri e respirare smog, poi le case si diradano e il panorama diventa molto gradevole (da Nicolosi ci sono ancora 19 km si salita e tornanti).
Il rifugio Sapienza (100 posti letto) è il posto più comodo per salire alla vetta del vulcano.
Partendo al mattino si possono salire le piste da sci oppure evitare la faticaccia con la cabinovia fino a quota 2500.
Poi su strada sterrata si arriva a 2900 alle Torri del Filosofo in circa un’oretta a piedi; per i poltroni c’è un servizio di fuoristrada che porta fino alla casetta delle guide sotto i Crateri del Filosofo.
Da li, con il benestare delle guide ed esclusivamente a piedi si salgono gli ultimi 400 metri di dislivello sul cono sabbioso e ripido dei Crateri sommatali.
Lo spettacolo è maestoso e ancestrale ma quello dovete sudarvelo e godervelo da soli! Attenzione solo ai punti dove si incontrano le fumarole, si inalano gas non proprio salutari ma se volete fare il giro dei crateri dovrete lacrimare e tossire un po’!
Si ritorna sui propri passi e si scende al Sapienza a bere una bella birra fresca (servita da una gran bella signorina).
Se non scendete in cabinovia, avete due possibilità: seguire l’infinita e sassosa strada di servizio che costeggia le piste o lanciarvi ululando nel canalino alla sinistra orografica della cabinovia e scendere velocemente in uno strato di soffice sabbietta fino quasi all’arrivo degli impianti.
Dal Sapienza poi , scendendo per 2,5 km sulla strada per Catania si trova un bivio che porta a piano Vetore, da li si può prendere la pista Altomontana che abbraccia tutto l’Etna (circa 60km)
L’Altomontana è una sterrata comoda e abbastanza pianeggiante, si snoda tra colate laviche e belle pinete e faggete.
Sul suo percorso si incontrano vari rifugi rustici; sono casette in sasso con all’interno un tavolone ed un camino, son gestite dalla forestale e l’accesso e libero.
vi si può pernottare (portarsi materassino) ed il giorno successivo raggiungerne un’altra chiudendo il periplo del Vulcano in un tour che è chiamato la Grande Attraversata dell’Etna.
I rifugi sono normalmente puliti ed affidabili, dovete essere però autonomi con cibo ed acqua almeno che non vogliate affidarvi alle cisterne d’acqua piovana, che raccolgono le piogge dalle gronde dei rifugi; io ho usato le pastiglie di micropure (purificano l’acqua da batteri e contaminazioni organiche) e per ora non ho mai avuto problemi!
Non ci sono mai grandi dislivelli, al massimo ci si alza o abbassa di 300, 400 metri e mediamente non si sale mai sopra i 2000 metri.
Purtroppo le indicazioni sui sentieri sono praticamente inesistenti e oltre ad una buona cartina (1 a 25000), che trovate nei negozi vicino al Sapienza dovrete affidarvi al vostro istinto.
Pochissime le persone trovate nei dintorni nonostante fosse il primo maggio.
Il periodo ideale è la primavera, poi le temperature solgono molto e i campi lavici diventano piccoli inferni infuocati, d’inverno invece è possibile trovare parecchia neve.
Insomma, un bel trekking in autonomia e qualche incognita ma sempre con buone possibilità di ritirata dato che alle quote più basse tutto il vulcano è cintato da paesini raggiungibili in poche ore.

P.S. ci sono anche delle belle grotte laviche da visitare ma è moooolto facile perdersi tra i campi lavici e le boscaglie!
E vi assicuro che attraversare qualche km di colata lavica senza sentiero è una esperienza che non si scorda facilmente!!!!

Non vi resta che armarvi di zaino, crema solare e cappellino (il sole non scherza da queste parti!) e godervi una bella passeggiata sui pendii de “a Muntagna”.
Andrea Martinelli
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