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| CAPONORD - Interrail in Norvegia > Guarda la galleria fotografica integrale (87 foto) In data: luglio 2005
VERSO IL CAPO
Non ho mai smesso di pensare che ciò in cui io e il mio compagno Giovanni credevamo, fosse solo una di quelle idee pazze che covi dentro e qualche volta hai il coraggio di tirare fuori. In fin dei conti se sei un ragazzo fortunato come lo siamo stati noi e continuiamo ad esserlo, senza troppi grossi problemi da risolvere, quello del liceo è un tempo abbastanza spensierato in cui il tempo che scorre sembra passare per i momenti che attendi e qualche volta arrivano. La sfida del Capo nasce così. Sui banchi del liceo un atlante ci aiutava a sopravvivere a quelle lezioni sonnacchiose. In quelle pagine colorate vivevano i personaggi del nostro mondo. Ho sempre amato il freddo e la desolazione, il caldo e il deserto, il ghiaccio il fuoco, i territori estremi e ogni "tacito orror di solitarie selve". Il Capo è fine della terra, fine del continente. Il Capo è limite oltre il quale si apre un orizzonte più grande. Il capo è voglia di arrivare, raggiungere una meta. Il Capo sono i nostri 19 anni, il vento che ti accarezza la faccia. Il Capo è non smettere mai di crederci e sentire di arrivare, sperare di farcela. Dal primo istante il Capo ci è sembrato facesse parte di noi. Dovevamo solo trovare il tempo è la voglia per scoprirlo e farlo nostro. Per quasi due anni abbiamo provato l'ebrezza di ciò. Abbiamo brindato a lui e accattato soldi nel suo nome. Era nei nostri pensieri e nolle nostre cose. Il Capo ci ha accompagnato in questo tempo. Ci ha coccolato e cullato. Poi è arrivato il giorno che avevamo atteso da tempo. Gli zaini, i treni, il vento in faccia, la nostra tenda e la cartina su cui ogni giorno riportevamo il cammino percorso ci facevano vivere ad occhi aperti l'avventura che a noi sembrava già aver vissuto ma questa volta potevamo toccare ciò che prima era sono un'evanescente illusione.
Le avventure di quei giorni stupendi mi fanno ridere e commuovere adesso che le ho riportate alla mente. E fu così che per un giorno a noi due ragazzi della campagna peligna sembrò di averlo conquistato quel piccolo mondo con cui fino ad allora avevamo fatto i conti. Non era un giorno troppo diverso dagli altri quello del 24 luglio 2005, anzi del tutto uguale a quelli che lo hanno preceduto e quelli che sono venuti dopo. E' bello che qualche volta le storie abbiano un bel finale. Perchè mai più di quel giorno, mentre il vento ci accarezzava i volti e la schiuma delle onde trecento metri più in basso si infrangeva su ripide scogliere, mai più di quel giorno, l'abbiamo sentita dentro la libertà dei diciannove anni e mai più di allora mi è sembrato vero che vale la pena credere nei sogni e vivere con qualcuno con cui condividerli. E quando in questo paio di anni che sono seguiti mi è capitato di vivere quei momenti in cui mi è sembrato di dover gettare la spugna e che forse quell'orizzonte che quel giorno di luglio insieme conquistammo fosse troppo grande rispetto a quanto piccoli fossimo noi, il pensiero di quei giorni mi dava forza, ed erano brezza fresca.
Finisce qui quello che avevamo da dire. Una persona a caccia di informazioni e orari troverà magari questo testo fumoso e inconcludente. Ma a noi va bene così. Costruitevelo voi il vostro capo, senza battere i sentieri percorsi da qualcun altro. Perchè Capo sono i nostri sogni, Capo è voglia di arrivare e mettersi di nuovo in cammino, Capo è libertà , Capo è Vento, Mare, Sole che non tramonta, renne e balene, Capo è qualcuno con cui condividere, Capo è tutte le volte che crediamo in noi stessi, Capo è sentirsi parte di questa mervigliosa avventura che è la vita.
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| Giorgio e Giovanni |